È un mercoledì supercarico di lavoro, fuori c’è una discreta nebbiolina.

Tiffany, una collega che seguo per imparare a fare meglio questo strano lavoro, mostra nelle sue sue storie di Instagram questo biglietto da visita:

La domanda è ben posta: chi cogli la citazione?

Tutti, mi dico. Tutti i maschietti che hanno avuto modo di esplorare i più noti siti di film porno, nello specifico.

Ecco, come mi fa notare Tiffany, questo è un perfetto modo per fare targeting del mercato direttamente dal nome. Solo chi è nel target (maschio, dai 13 ai 45 anni, con una discreta conoscenza di internet) capisce la citazione con il genere dei film porno. Puramente fermandoci alla sezione comunicativa, il discorso funziona. E funziona anche molto bene.

In fondo anche io ho colto la citazione, ma la prima cosa che mi viene da rispondere a Tiffany è “Perché?”.

Reggio Emilia e la nebbia

la nebbia di Reggio Emilia (foto dell'autore)

Josephine Yole Signorelli (aka Fumettibrutti) nella foto di Leonardo Manuel Emede per il Corriere.it

Ma proviamo a cambiare piano di analisi. Lungi da me essere bigotto, non è quello che mi crea un corto circuito che non porterebbe mai a fidarmi di un barbiere con questo logo. Un discorso diverso s’insinua nella mia mente e il criceto che ho nel cervello proietta un film tutto suo.

Questo film ricalca il plot di questi porno: una ragazza (di solito giovane e carina, identificata con la ragazza della porta accanto, ma vanno bene un po’ tutte le categorie di donne con cui vi piacerebbe fare del sesso!) deve prendere un taxi, ma ad un certo punto il tassista le dice che potrebbe usare un modo alternativo per pagare la corsa. Da qui parte il porno. Ed è una delle categorie più cercate sui siti porno.

Però se nella metafora i ragazzi del salone di barberia sono i tassisti, noi siamo le clienti del taxi. Siamo sicuri che vogliamo essere trattati nello stesso modo dal nostro barbiere? Magari che nel momento in cui ci stiamo facendo radere il collo ci venga chiesto di pagare offrendo il nostro corpo o con altro?

Quello che, per i miei miseri cinque cent, dovrebbe contare è un’altra domanda: abbiamo bisogno di questo stile? Potevano trovare una metafora non facesse riferimento al machismo e alla supremazia del pene?

No. Almeno leggendo le ultime notizie di cronaca e i commenti di molte donne, soprattutto delle madri dell’asilo coinvolto.

Secondo voi, sbaglio a pormi questioni troppo filosofiche (scusa Maura). O da copy, dovrei fermarmi al funzionamento della comunicazione e al raggiungimento del target?

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Categorie: Idee